La ricchezza dell’Italia sostenuta dagli stranieri.

Pochi ci pensano, eppure, la fasce più deboli della società sono legate da fili che sembrano irreali. Chi lo avrebbe mai detto, infatti, che i ‘nostri’anziani, ricevono la loro pensione anche grazie al lavoro degli immigrati? E che, di conseguenza, anche i giovani italiani, spesso sostenuti dalle proprie famiglie di origine, dalle pensioni di nonni e genitori, devono il loro aiuto agli immigrati che regolarmente lavorano e pagano le tasse? Eppure, a parlare sono i dati (Rapporto 2015 sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa le pensioni di ben 620 mila pensionati deriva da quanto hanno versato lavoratori stranieri in contributi previdenziali (10,29 miliardi di euro nel 2013).

Un dato cui si giunge facilmente se si pensa che in Italia, la popolazione ultra 75enne è pari all’11,9% del totale e la popolazione immigrata è pari allo 0,9% e che l’Istat stima in aumento (tra 10 anni in Italia ci saranno circa 8 milioni di stranieri –il 13,1% della popolazione – che diventeranno 1/5 nel 2050).

E mentre la popolazione italiana invecchia, aumentano gli adulti stranieri in età lavorativa. Il lavoro degli immigrati, quindi contribuenti, però, non sostiene solo le pensioni, ma anche il sistema del welfare (maternità, disoccupazione), infatti con i loro contributi versati nell’arco degli ultimi cinque anni, si sono raggiunte somme sufficienti per una manovra finanziaria (45,68 miliardi di euro).

Il Rapporto della Fondazione, spiega inoltre come i 2,3 milioni di lavoratori stranieri abbiano prodotto un Pil di 125 miliardi (8,6% della ricchezza del paese) mentre, gli stranieri che conducono aziende ed imprese sono l’8,7% del totale nazionale e producono 94,8 miliardi di euro.

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